La divina commedia

La riscoperta del poema di Dante Alighieri

sabato, marzo 28, 2009

La vita nuova – IX

Appresso la morte di questa donna alquanti die, avvenne cosa per la quale me convenne partire de la sopradetta cittade e ire verso quelle parti dov’era la gentile donna ch’era stata mia difesa, avegna che non tanto fosse lontano lo termine de lo mio andare quanto ella era. E tutto ch’io fosse a la compagnia di molti, quanto a la vista, l’andare mi dispiacea sì, che quasi li sospiri non poteano disfogare l’angoscia che lo cuore sentia, però ch’io mi dilungava da la mia beatitudine. E però lo dolcissimo segnore, lo quale mi segnoreggiava per la vertù de la gentilissima donna, ne la mia imaginazione apparve come peregrino leggeramente vestito e di vili drappi. Elli mi parea disbigottito, e guardava la terra, salvo che talora li suoi occhi mi parea che si volgessero ad uno fiume bello e corrente e chiarissimo, lo quale sen gìa lungo questo cammino là ov’io era. A me parve che Amore mi chiamasse, e dicèssemi queste parole: "Io vegno da quella donna la quale è stata tua lunga difesa, e so che lo suo rivenire non sarà a gran tempi; e però quello cuore che io ti facea avere a lei, io l’ho meco, e pòrtolo a donna la quale sarà tua difensione, come questa era". E nominòllami per nome, sì che io la conobbi bene. "Ma tuttavia, di queste parole ch’io t’ho ragionate se alcuna cosa ne dicessi, dille nel modo che per loro non si discernesse lo simulato amore che tu hai mostrato a questa e che ti converrà mostrare ad altri". E dette queste parole, disparve questa mia imaginazione tutta subitamente, per la grandissima parte che mi parve che Amore mi desse di sé; e, quasi cambiato ne la vista mia, cavalcai quel giorno pensoso molto ed accompagnato da molti sospiri. Appresso lo giorno, cominciai di ciò questo sonetto, lo quale comincia "Cavalcando".

 Cavalcando l’altr’ier per un cammino,

 pensoso de l’andar che mi sgradia,

 trovai Amore in mezzo de la via

 in abito leggier di peregrino.

 Ne la sembianza mi parea meschino,

 come avesse perduta segnoria;

 e sospirando pensoso venia,

 per non veder la gente, a capo chino.

 Quando mi vide, mi chiamò per nome,

 e disse: "Io vegno di lontana parte,

 ov’era lo tuo cor per mio volere;

 e rècolo a servir novo piacere".

 Allora presi di lui sì gran parte,

 ch’elli disparve, e non m’accorsi come.

 Questo sonetto ha tre parti: ne la prima parte dico sì com’io trovai Amore, e quale mi parea; ne la seconda dico quello ch’elli mi disse, avegna che non compiutamente per tema ch’avea di discovrire lo mio secreto; ne la terza dico com’elli mi disparve.La seconda comincia quivi: "Quando mi vide"; la terza: "Allora presi".

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sabato, marzo 21, 2009

La vita nuova – VIII

Appresso lo partire di questa gentile donna fue piacere del segnore de li angeli di chiamare a la sua gloria una donna giovane e di gentile aspetto molto, la quale fue assai graziosa in questa sopradetta cittade; lo cui corpo io vidi giacere sanza l’anima in mezzo di molte donne, le quali piangeano assai pietosamente. Allora ricordandomi che già l’avea veduta fare compagnia a quella gentilissima, non poteo sostenere alquante lagrime; anzi piangendo mi propuosi di dicere alquante parole de la sua morte, in guiderdone di ciò che alcuna fiata l’avea veduta con la mia donna. E di ciò toccai alcuna cosa ne l’ultima parte de le parole che io ne dissi, sì come appare manifestamente a chi lo intende. E dissi allora questi due sonetti, li quali comincia lo primo: "Piangete, amanti," e lo secondo: "Morte villana".

 Piangete, amanti, poi che piange Amore,

 udendo qual cagion lui fa plorare.

 Amor sente a Pietà donne chiamare,

 mostrando amaro duol per li occhi fore,

 perché villana Morte in gentil core

 ha miso il suo crudele adoperare,

 guastando ciò che al mondo è da laudare

 in gentil donna sovra de l’onore.

 Audite quanto Amor le fece orranza,

 ch’io ‘l vidi lamentare in forma vera

 sovra la morta imagine avenente;

 e riguardava ver lo ciel sovente,

 ove l’alma gentil già locata era,

 che donna fu di sì gaia sembianza.

 Questo primo sonetto si divide in tre parti: ne la prima chiamo e sollìcito li fedeli d’Amore a piangere e dico che lo segnore loro piange, e dico "udendo la cagione per che piange," acciò che s’acconcino più ad ascoltarmi; ne la seconda narro la cagione; ne la terza parlo d’alcuno onore che Amore fece a questa donna. La seconda parte comincia quivi: "Amor sente"; la terza quivi: "Audite".

 Morte villana, di pietà nemica,

 di dolor madre antica,

 giudicio incontastabile gravoso,

 poi che hai data matera al cor doglioso,

 ond’io vado pensoso,

 di te blasmar la lingua s’affatica.

 E s’io di grazia ti vòi far mendica,

 convènesi ch’eo dica

 lo tuo fallar d’onni torto tortoso,

 non però ch’a la gente sia nascoso,

 ma per farne cruccioso

 chi d’amor per innanzi si notrica.

 Dal secolo hai partita cortesia

 e ciò ch’è in donna da pregiar vertute:

 in gaia gioventute

 distrutta hai l’amorosa leggiadria.

 Più non vòi discovrir qual donna sia

 che per le propietà sue canosciute.

 Chi non merta salute

 non speri mai d’aver sua compagnia.

 Questo sonetto si divide in quattro parti: ne la prima parte, chiamo la Morte per certi suoi nomi propri; ne la seconda, parlando a lei, dico la cagione per che io mi muovo a biasimarla: ne la terza, la vitupero; ne la quarta, mi volgo a parlare a indiffinita persona, avvegna che quanto a lo mio intendimento sia diffinita. La seconda comincia quivi: "poi che hai data"; la terza quivi: "E s’io di grazia"; la quarta quivi: "Chi non merta salute".

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sabato, marzo 14, 2009

La vita nuova – VII

 

La donna co la quale io avea tanto tempo celata la mia volontade, convenne che si partisse de la sopradetta cittade e andasse in paese molto lontano: per che io quasi sbigottito de la bella difesa che m’era venuta meno, assai me ne disconfortai, più che io medesimo non avrei creduto dinanzi. E pensando che se de la sua partita io non parlasse alquanto dolorosamente, le persone sarebbero accorte più tosto de lo mio nascondere, propuosi di farne alcuna lamentanza in uno sonetto; lo quale io scriverò, acciò che la mia donna fue immediata cagione di certe parole che ne lo sonetto sono, sì come appare a chi lo intende. E allora dissi questo sonetto, che comincia: "O voi che per la via".

 O voi, che per la via d’Amor passate,

 attendete e guardate

 s’elli è dolore alcun, quanto ‘l mio, grave;

 e prego sol ch’audir mi sofferiate,

 e poi imaginate

 s’io son d’ogni tormento ostale e chiave.

 Amor, non già per mia poca bontate,

 ma per sua nobiltate,

 mi pose in vita sì dolce e soave,

 ch’io mi sentia dir dietro spesse fiate:

 "Deo, per qual dignitate

 così leggiadro questi lo core have?"

 Or ho perduta tutta mia baldanza,

 che si movea d’amoroso tesoro;

 ond’io pover dimoro,

 in guisa che di dir mi ven dottanza.

 Sì che volendo far come coloro

 che per vergogna celan lor mancanza,

 di fuor mostro allegranza,

 e dentro dallo core struggo e ploro.

 Questo sonetto ha due parti principali; che ne la prima intendo chiamare li fedeli d’Amore per quelle parole di Geremia profeta che dicono: "O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus", e pregare che mi sofferino d’audire; nella seconda narro là ove Amore m’avea posto, con altro intendimento che l’estreme parti del sonetto non mostrano, e dico che io hoe ciò perduto. La seconda parte comincia quivi: "Amor, non già".

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sabato, marzo 7, 2009

La vita nuova – VI

Dico che in questo tempo che questa donna era schermo di tanto amore, quanto da la mia parte, sì mi venne una volontade di volere ricordare lo nome di quella gentilissima ed acompagnarlo di molti nomi di donne, e spezialmente del nome di questa gentile donna. E presi li nomi di sessanta le più belle donne de la cittade ove la mia donna fue posta da l’altissimo sire, e compuosi una pìstola sotto forma di serventese, la quale io non scriverò: e non n’avrei fatto menzione, se non per dire quello che, componendola, maravigliosamente addivenne, cioè che in alcuno altro numero non sofferse lo nome de la mia donna stare, se non in su lo nove, tra li nomi di queste donne.

posted by admin at 10:58 pm  

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