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	<title>La divina commedia &#187; La vita nuova</title>
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	<description>La riscoperta del poema di Dante Alighieri</description>
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		<title>La vita nuova &#8211; XLII</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 22:20:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Appresso questo sonetto, apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire pi&#249; di questa benedetta, infino a tanto che io potesse pi&#249; degnamente trattare di lei. E di venire a ci&#242; io studio quanto posso, s&#236; com&#8217;ella sae veracemente. S&#236; che, se piacere sar&#224; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appresso questo sonetto, apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire pi&ugrave; di questa benedetta, infino a tanto che io potesse pi&ugrave; degnamente trattare di lei. E di venire a ci&ograve; io studio quanto posso, s&igrave; com&#8217;ella sae veracemente. S&igrave; che, se piacere sar&agrave; di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d&#8217;alcuna. E poi piaccia a colui che &egrave; sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna: cio&egrave; di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui &quot;qui est per omnia secula benedictus&quot;.</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XLI</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 22:19:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[La vita nuova]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi mandaro due donne gentili a me, pregando che io mandasse loro di queste mie parole rimate; onde io, pensando la loro nobilitade, propuosi di mandare loro e di fare una cosa nuova, la quale io mandasse a loro con esse, acci&#242; che pi&#249; onorevolemente adempiesse li loro prieghi. E dissi allora uno sonetto lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi mandaro due donne gentili a me, pregando che io mandasse loro di queste mie parole rimate; onde io, pensando la loro nobilitade, propuosi di mandare loro e di fare una cosa nuova, la quale io mandasse a loro con esse, acci&ograve; che pi&ugrave; onorevolemente adempiesse li loro prieghi. E dissi allora uno sonetto lo quale narra del mio stato, e mand&agrave;lo a loro co lo precedente sonetto accompagnato, e con un altro che comincia: &quot;Venite a intender&quot;.</p>
<p>&nbsp;Lo sonetto lo quale io feci allora, comincia: &quot;Oltre la spera&quot;; lo quale ha in s&eacute; cinque parti. Ne la prima dico l&agrave; ove va lo mio pensero, nominandolo per lo nome d&#8217;alcuno suo effetto. Ne la seconda dico perch&eacute; va l&agrave; suso, cio&egrave; chi lo fa cos&igrave; andare. Ne la terza dico quello che vide, cio&egrave; una donna onorata l&agrave; suso; e chiamolo allora &#8216;spirito peregrino&#8217;, acci&ograve; che spiritualmente va l&agrave; suso, e s&igrave; come peregrino lo quale &egrave; fuori de la sua patria, vi stae. Ne la quarta dico come elli la vede tale, cio&egrave; in tale qualitade, che io non lo posso intendere, cio&egrave; a dire che lo mio pensero sale ne la qualitade di costei in grado che lo mio intelletto no lo puote comprendere; con ci&ograve; sia cosa che lo nostro intelletto s&#8217;abbia a quelle benedette anime, s&igrave; come l&#8217;occhio debole a lo sole: e ci&ograve; dice lo Filosofo nel secondo de la &quot;Metafisica&quot;. Ne la quinta dico che, avvegna che io non possa intendere l&agrave; ove lo pensero mi trae, cio&egrave; a la sua mirabile qualitade, almeno intendo questo, cio&egrave; che tutto &egrave; lo cotale pensare de la mia donna, per&ograve; ch&#8217;io sento lo suo nome spesso nel mio pensero: e nel fine di questa quinta parte dico &#8216;donne mie care&#8217;, a dare ad intendere che sono donne coloro a cui io parlo. La seconda parte comincia quivi: &quot;intelligenza nova&quot;; la terza quivi: &quot;Quand&#8217;elli &egrave; giunto&quot;; la quarta quivi: &quot;Vedela tal&quot;; la quinta quivi: &quot;So io che parla&quot;. Potr&egrave;bbesi pi&ugrave; sottilmente ancora dividere, e pi&ugrave; sottilmente fare intendere; ma pu&ograve;tesi passare con questa divisa, e per&ograve; non m&#8217;intrametto di pi&ugrave; dividerlo.</p>
<p>&nbsp;Oltre la sfera che pi&ugrave; larga gira,</p>
<p>&nbsp;passa &#8216;l sospiro ch&#8217;esce del mio core:</p>
<p>&nbsp;intelligenza nova, che l&#8217;Amore</p>
<p>&nbsp;piangendo mette in lui, pur s&ugrave; lo tira.</p>
<p>&nbsp;Quand&#8217;elli &egrave; giunto l&agrave; dove disira,</p>
<p>&nbsp;vede una donna che riceve onore,</p>
<p>&nbsp;e luce s&igrave; che per lo suo splendore</p>
<p>&nbsp;lo peregrino spirito la mira.</p>
<p>&nbsp;Vedela tal, che quando &#8216;l mi ridice,</p>
<p>&nbsp;io no lo intendo, s&igrave; parla sottile</p>
<p>&nbsp;al cor dolente che lo fa parlare.</p>
<p>&nbsp;So io che parla di quella gentile,</p>
<p>&nbsp;per&ograve; che spesso ricorda Beatrice,</p>
<p>&nbsp;s&igrave; ch&#8217;io lo &#8216;ntendo ben, donne mie care.</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XL</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 22:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita nuova]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo questa tribulazione avvenne, in quello tempo che molta gente va per vedere quella imagine benedetta la quale Jesu Cristo lasci&#242; a noi per esemplo de la sua bellissima figura, la quale vede la mia donna gloriosamente, che alquanti peregrini passavano per una via la quale &#232; quasi mezzo de la cittade ove nacque e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo questa tribulazione avvenne, in quello tempo che molta gente va per vedere quella imagine benedetta la quale Jesu Cristo lasci&ograve; a noi per esemplo de la sua bellissima figura, la quale vede la mia donna gloriosamente, che alquanti peregrini passavano per una via la quale &egrave; quasi mezzo de la cittade ove nacque e vivette e mor&igrave;o la gentilissima donna. Li quali peregrini andavano, secondo che mi parve, molto pensosi; ond&#8217;io pensando a loro, dissi fra me medesimo: &quot;Questi peregrini mi paiono di lontana parte, e non credo che anche udissero parlare di questa donna, e non ne sanno neente; anzi li loro penseri sono d&#8217;altre cose che di queste qui, ch&eacute; forse pensano de li loro amici lontani, li quali noi non conoscemo&quot;. Poi dicea fra me medesimo: &quot;Io so che s&#8217;elli fossero di propinquo paese, in alcuna vista parrebbero turbati passando per lo mezzo de la dolorosa cittade&quot;. Poi dicea fra me medesimo: &quot;Se io li potesse tenere alquanto, io li pur farei piangere anzi ch&#8217;elli uscissero di questa cittade, per&ograve; che io direi parole le quali farebbero piangere chiunque le intendesse&quot;. Onde, passati costoro da la mia veduta, propuosi di fare uno sonetto ne lo quale io manifestasse ci&ograve; che io avea detto fra me medesimo; e acci&ograve; che pi&ugrave; paresse pietoso, propuosi di dire come se io avesse parlato a loro; e dissi questo sonetto, lo quale comincia: &quot;Deh! peregrini che pensosi andate&quot;. E dissi &#8216;peregrini&#8217; secondo la larga significazione del vocabulo; ch&eacute; peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto &egrave; peregrino chiunque &egrave; fuori de la sua patria; in modo stretto, non s&#8217;intende peregrino se non chi va verso la casa di sa&#8217; Iacopo o riede. E per&ograve; &egrave; da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l&#8217;Altissimo: chiamansi &quot;palmieri&quot;, in quanto vanno oltremare, l&agrave; onde molte volte recano la palma; chiamansi &quot;peregrini&quot;, in quanto vanno a la casa di Galizia, per&ograve; che la sepultura di sa&#8217; Iacopo fue pi&ugrave; lontana de la sua patria che d&#8217;alcuno altro apostolo; chiamansi &quot;romei&quot;, in quanto vanno a Roma, l&agrave; ove questi cu&#8217; io chiamo &quot;peregrini&quot; andavano.</p>
<p>&nbsp;Questo sonetto non divido, per&ograve; che assai lo manifesta la sua ragione.</p>
<p>&nbsp;Deh! peregrini che pensosi andate,</p>
<p>&nbsp;forse di cosa che non v&#8217;&egrave; presente,</p>
<p>&nbsp;venite voi da s&igrave; lontana gente,</p>
<p>&nbsp;com&#8217;a la vista voi ne dimostrate,</p>
<p>&nbsp;che non piangete quando voi passate</p>
<p>&nbsp;per lo suo mezzo la citt&agrave; dolente,</p>
<p>&nbsp;come quelle persone che neente</p>
<p>&nbsp;par che &#8216;ntendesser la sua gravitate.</p>
<p>&nbsp;Se voi restaste per volerlo audire,</p>
<p>&nbsp;certo lo cor de&#8217; sospiri mi dice</p>
<p>&nbsp;che lagrimando n&#8217;uscireste pui.</p>
<p>&nbsp;Ell&#8217;ha perduta la sua beatrice;</p>
<p>&nbsp;e le parole ch&#8217;om di lei p&ograve; dire</p>
<p>&nbsp;hanno vert&ugrave; di far piangere altrui.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XXXIX</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 22:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contra questo avversario de la ragione si levoe un die, quasi ne l&#8217;ora de la nona, una forte imaginazione in me; che mi parve vedere questa gloriosa Beatrice con quelle vestimenta sanguigne co le quali apparve prima a li occhi miei; e pareami giovane in simile etade in quale io prima la vidi. Allora cominciai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contra questo avversario de la ragione si levoe un die, quasi ne l&#8217;ora de la nona, una forte imaginazione in me; che mi parve vedere questa gloriosa Beatrice con quelle vestimenta sanguigne co le quali apparve prima a li occhi miei; e pareami giovane in simile etade in quale io prima la vidi. Allora cominciai a pensare di lei. E ricordandomi di lei secondo l&#8217;ordine del tempo passato, lo mio cuore cominci&ograve; dolorosamente a pent&egrave;re de lo desiderio a cui s&igrave; vilmente s&#8217;avea lasciato possedere alquanti die contra la costanzia de la ragione; e discacciato questo cotale malvagio desiderio, s&igrave; si rivolsero tutti li miei pensamenti a la loro gentilissima Beatrice. E dico che d&#8217;allora innanzi cominciai a pensare di lei s&igrave; con tutto lo vergognoso cuore, che li sospiri manifestavano ci&ograve; molte volte; per&ograve; che tutti quasi diceano nel loro uscire quello che nel cuore si ragionava, cio&egrave; lo nome di quella gentilissima, e come si part&igrave;o da noi. E molte volte avvenia che tanto dolore avea in s&eacute; alcuno pensero, ch&#8217;io dimenticava lui e l&agrave; dov&#8217;io era. Per questo raccendimento de&#8217; sospiri si raccese lo sollenato lagrimare, in guisa che li miei occhi pareano due cose che desiderassero pur di piangere; e spesso avvenia che per lo lungo continuare del pianto, dintorno loro si facea uno colore purpureo, lo quale suole apparire per alcuno martirio che altri riceva. Onde appare che de la loro vanitade fuoro degnamente guiderdonati; s&igrave; che d&#8217;allora innanzi non potero mirare persona che li guardasse s&igrave; che loro potesse trarre a simile intendimento. Onde io, volendo che cotale desiderio malvagio e vana tentazione paresse distrutto, s&igrave; che alcuno dubbio non potessero ind&ugrave;cere le rimate parole ch&#8217;io avea dette innanzi, propuosi di fare uno sonetto, ne lo quale io comprendesse la sentenza di questa ragione. E dissi allora: &quot;Lasso! per forza di molti sospiri&quot;; e dissi &#8216;lasso&#8217; in quanto mi vergognava di ci&ograve;, che li miei occhi aveano cos&igrave; vaneggiato.</p>
<p>&nbsp;Questo sonetto non divido, per&ograve; che assai lo manifesta la sua ragione.</p>
<p>&nbsp;Lasso! per forza di molti sospiri</p>
<p>&nbsp;che nascon de&#8217; penser che son nel core,</p>
<p>&nbsp;li occhi son vinti, e non hanno valore</p>
<p>&nbsp;di riguardar persona che li miri.</p>
<p>&nbsp;E fatti son che paion due disiri</p>
<p>&nbsp;di lagrimare e di mostrar dolore,</p>
<p>&nbsp;e spesse volte piangon s&igrave; ch&#8217;Amore</p>
<p>&nbsp;li &#8216;ncerchia di corona di mart&igrave;ri.</p>
<p>&nbsp;Questi penseri, e li sospir ch&#8217;eo gitto,</p>
<p>&nbsp;diventan ne lo cor s&igrave; angosciosi,</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;Amor vi tramortisce, s&igrave; glien dole;</p>
<p>&nbsp;per&ograve; ch&#8217;elli hanno in lor, li dolorosi,</p>
<p>&nbsp;quel dolce nome di madonna scritto,</p>
<p>&nbsp;e de la morte sua molte parole.</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XXXVIII</title>
		<link>http://www.divina-commedia.org/la-vita-nuova/la-vita-nuova-xxxviii/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 22:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita nuova]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricovr&#242;mi la vista di quella donna in s&#236; nuova condizione, che molte volte ne pensava s&#236; come di persona che troppo mi piacesse; e pensava di lei cos&#236;: &#34;Questa &#232; una donna gentile, bella, giovane e savia, e apparita forse per volontade d&#8217;Amore, acci&#242; che la mia vita si riposi&#34;. E molte volte pensava pi&#249; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricovr&ograve;mi la vista di quella donna in s&igrave; nuova condizione, che molte volte ne pensava s&igrave; come di persona che troppo mi piacesse; e pensava di lei cos&igrave;: &quot;Questa &egrave; una donna gentile, bella, giovane e savia, e apparita forse per volontade d&#8217;Amore, acci&ograve; che la mia vita si riposi&quot;. E molte volte pensava pi&ugrave; amorosamente, tanto che lo cuore consentiva in lui, cio&egrave; nel suo ragionare. E quando io avea consentito ci&ograve;, e io mi ripensava s&igrave; come da la ragione mosso, e dicea fra me medesimo: &quot;Deo, che pensero &egrave; questo, che in cos&igrave; vile modo vuole consolare me e non mi lascia quasi altro pensare?&quot;. Poi si rilevava un altro pensero, e dicea a me: &quot;Or tu se&#8217; stato in tanta tribulazione, perch&eacute; non vuoli tu ritrarre te da tanta amaritudine? Tu vedi che questo &egrave; uno spiramento d&#8217;Amore, che ne reca li disiri d&#8217;amore dinanzi, ed &egrave; mosso da cos&igrave; gentil parte, com&#8217;&egrave; quella de li occhi de la donna che tanto pietosa ci s&#8217;hae mostrata&quot;. Onde io avendo cos&igrave; pi&ugrave; volte combattuto in me medesimo, ancora ne volli dire alquante parole; e per&ograve; che la battaglia de&#8217; pensieri vinceano coloro che per lei parlavano, mi parve che si convenisse di parlare a lei; e dissi questo sonetto, lo quale comincia: &quot;Gentil pensero&quot;; e dico &#8216;gentile&#8217; in quanto ragionava di gentile donna, ch&eacute; per altro era vilissimo.</p>
<p>&nbsp;In questo sonetto fo due parti di me, secondo che li miei pensieri erano divisi. L&#8217;una parte chiamo &#8216;cuore&#8217;, cio&egrave; l&#8217;appetito; l&#8217;altra chiamo anima, cio&egrave; la ragione; e dico come l&#8217;uno dice con l&#8217;altro. E che degno sia di chiamare l&#8217;appetito cuore, e la ragione anima, assai &egrave; manifesto a coloro a cui mi piace che ci&ograve; sia aperto. Vero &egrave; che nel precedente sonetto io fo la parte del cuore contra quella de li occhi, e ci&ograve; pare contrario di quello che io dico nel presente; e per&ograve; dico che ivi lo cuore anche intendo per lo appetito, per&ograve; che maggiore desiderio era lo mio ancora di ricordarmi de la gentilissima donna mia, che di vedere costei, avvegna che alcuno appetito n&#8217;avessi gi&agrave;, ma leggero parea: onde appare che l&#8217;uno detto non &egrave; contrario a l&#8217;altro.</p>
<p>&nbsp;Questo sonetto ha tre parti: ne la prima, comincio a dire a questa donna come lo mio desiderio si volge tutto verso lei; ne la seconda, dico come l&#8217;anima, cio&egrave; la ragione, dice al cuore, cio&egrave; a lo appetito; ne la terza dico come le risponde. La seconda parte comincia quivi: &quot;L&#8217;anima dice&quot;; la terza quivi: &quot;Ei le risponde&quot;.</p>
<p>&nbsp;Gentil pensero che parla di vui,</p>
<p>&nbsp;sen vene a dimorar meco sovente,</p>
<p>&nbsp;e ragiona d&#8217;amor s&igrave; dolcemente,</p>
<p>&nbsp;che face consentir lo core in lui.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;anima dice al cor: &quot;Chi &egrave; costui,</p>
<p>&nbsp;che vene a consolar la nostra mente</p>
<p>&nbsp;ed &egrave; la sua vert&ugrave; tanto possente,</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;altro penser non lascia star con nui?&quot;</p>
<p>&nbsp;Ei le risponde: &quot;Oi anima pensosa,</p>
<p>&nbsp;questi &egrave; uno spiritel novo d&#8217;amore,</p>
<p>&nbsp;che reca innanzi me li suoi desiri;</p>
<p>&nbsp;e la sua vita, e tutto &#8216;l suo valore,</p>
<p>&nbsp;mosse de li occhi di quella pietosa</p>
<p>&nbsp;che si turbava de&#8217; nostri mart&igrave;ri&quot;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La vita nuova &#8211; XXXVII</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 22:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita nuova]]></category>

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		<description><![CDATA[Io venni a tanto per la vista di questa donna, che li miei occhi si cominciaro a dilettare troppo di vederla; onde molte volte me ne crucciava nel mio cuore, ed av&#232;amene per vile assai. Onde pi&#249; volte bestemmiava la vanitade de li occhi miei, e dicea loro nel mio pensero: &#34;Or voi solavate fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io venni a tanto per la vista di questa donna, che li miei occhi si cominciaro a dilettare troppo di vederla; onde molte volte me ne crucciava nel mio cuore, ed av&egrave;amene per vile assai. Onde pi&ugrave; volte bestemmiava la vanitade de li occhi miei, e dicea loro nel mio pensero: &quot;Or voi solavate fare piangere chi vedea la vostra dolorosa condizione, ed ora pare che vogliate dimenticarlo per questa donna che vi mira; che non mira voi, se non in quanto le pesa de la gloriosa donna di cui piangere solete; ma quanto potete fate, ch&eacute; io la vi pur rimembrer&ograve; molto spesso, maladetti occhi, ch&eacute; mai, se non dopo la morte, non dovrebbero le vostre lagrime avere restate&quot;. E quando cos&igrave; avea detto fra me medesimo a li miei occhi, e li sospiri m&#8217;assalivano grandissimi e angosciosi. E acci&ograve; che questa battaglia che io avea meco non rimanesse saputa pur dal misero che la sentia, propuosi di fare un sonetto, e di comprendere in ello questa orribile condizione. E dissi questo sonetto, lo quale comincia: &quot;L&#8217;amaro lagrimar&quot;. Ed hae due parti: ne la prima, parlo a li occhi miei s&igrave; come parlava lo mio cuore in me medesimo; ne la seconda, rimuovo alcuna dubitazione, manifestando chi &egrave; che cos&igrave; parla; e comincia questa parte quivi: &quot;Cos&igrave; dice&quot;. Potrebbe bene ancora ricevere pi&ugrave; divisioni, ma sariano indarno, per&ograve; che &egrave; manifesto per la precedente ragione.</p>
<p>&nbsp;&quot;L&#8217;amaro lagrimar che voi faceste,</p>
<p>&nbsp;oi occhi miei, cos&igrave; lunga stagione,</p>
<p>&nbsp;facea lagrimar l&#8217;altre persone</p>
<p>&nbsp;de la pietate, come voi vedeste.</p>
<p>&nbsp;Ora mi par che voi l&#8217;obliereste,</p>
<p>&nbsp;s&#8217;io fosse dal mio lato s&igrave; fellone</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;i&#8217; non ven disturbasse ogne cagione,</p>
<p>&nbsp;membrandovi colei cui voi piangeste.</p>
<p>&nbsp;La vostra vanit&agrave; mi fa pensare,</p>
<p>&nbsp;e spav&egrave;ntami s&igrave;, ch&#8217;io temo forte</p>
<p>&nbsp;del viso d&#8217;una donna che vi mira.</p>
<p>&nbsp;Voi non dovreste mai, se non per morte,</p>
<p>&nbsp;la vostra donna, ch&#8217;&egrave; morta, obliare&quot;.</p>
<p>&nbsp;Cos&igrave; dice &#8216;l meo core, e poi sospira.</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XXXVI</title>
		<link>http://www.divina-commedia.org/la-vita-nuova/la-vita-nuova-xxxvi/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 22:16:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Avvenne poi che l&#224; ovunque questa donna mi vedea, s&#236; si facea d&#8217;una vista pietosa e d&#8217;un colore palido quasi come d&#8217;amore; onde molte fiate mi ricordava de la mia nobilissima donna, che di simile colore si mostrava tuttavia. E certo molte volte non potendo lagrimare n&#233; disfogare la mia trestizia, io andava per vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avvenne poi che l&agrave; ovunque questa donna mi vedea, s&igrave; si facea d&#8217;una vista pietosa e d&#8217;un colore palido quasi come d&#8217;amore; onde molte fiate mi ricordava de la mia nobilissima donna, che di simile colore si mostrava tuttavia. E certo molte volte non potendo lagrimare n&eacute; disfogare la mia trestizia, io andava per vedere questa pietosa donna, la quale parea che tirasse le lagrime fuori de li miei occhi per la sua vista. E per&ograve; mi venne volontade di dire anche parole, parlando a lei; e dissi questo sonetto, lo quale comincia: &quot;Color d&#8217;amore&quot;; ed &egrave; piano sanza dividerlo, per la sua precedente ragione.</p>
<p>&nbsp;Color d&#8217;amore e di piet&agrave; sembianti</p>
<p>&nbsp;non preser mai cos&igrave; mirabilmente</p>
<p>&nbsp;viso di donna, per veder sovente</p>
<p>&nbsp;occhi gentili o dolorosi pianti,</p>
<p>&nbsp;come lo vostro, qualora davanti</p>
<p>&nbsp;ved&egrave;tevi la mia labbia dolente;</p>
<p>&nbsp;s&igrave; che per voi mi ven cosa a la mente,</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;io temo forte no lo cor si schianti.</p>
<p>&nbsp;Eo non posso tener li occhi distrutti</p>
<p>&nbsp;che non reguardin voi spesse fiate,</p>
<p>&nbsp;per desiderio di pianger ch&#8217;elli hanno:</p>
<p>&nbsp;e voi crescete s&igrave; lor volontate,</p>
<p>&nbsp;che de la voglia si consuman tutti;</p>
<p>&nbsp;ma lagrimar dinanzi a voi non sanno.</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XXXV</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 22:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poi per alquanto tempo, con ci&#242; fosse cosa che io fosse in parte ne la quale mi ricordava del passato tempo, molto stava pensoso, e con dolorosi pensamenti tanto che mi faceano parere de fore una vista di terribile sbigottimento. Onde io, accorgendomi del mio travagliare, levai li occhi per vedere se altri mi vedesse. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi per alquanto tempo, con ci&ograve; fosse cosa che io fosse in parte ne la quale mi ricordava del passato tempo, molto stava pensoso, e con dolorosi pensamenti tanto che mi faceano parere de fore una vista di terribile sbigottimento. Onde io, accorgendomi del mio travagliare, levai li occhi per vedere se altri mi vedesse. Allora vidi una gentile donna giovane e bella molto, la quale da una finestra mi riguardava s&igrave; pietosamente, quanto a la vista, che tutta la piet&agrave; parea in lei accolta. Onde, con ci&ograve; sia cosa che quando li miseri veggiono di loro compassione altrui, pi&ugrave; tosto si muovono a lagrimare, quasi come di se stessi avendo pietade, io senti&#8217; allora cominciare li miei occhi a volere piangere; e per&ograve;, temendo di non mostrare la mia vile vita, mi partio dinanzi da li occhi di questa gentile; e dicea poi fra me medesimo: &quot;E&#8217; non puote essere che con quella pietosa donna non sia nobilissimo amore&quot;. E per&ograve; propuosi di dire uno sonetto, ne lo quale io parlasse a lei, e conchiudesse in esso tutto ci&ograve; che narrato &egrave; in questa ragione. E per&ograve; che per questa ragione &egrave; assai manifesto, s&igrave; nollo divider&ograve;. Lo sonetto comincia: &quot; Videro li occhi miei.&quot;</p>
<p>&nbsp;Videro li occhi miei quanta pietate</p>
<p>&nbsp;era apparita in la vostra figura,</p>
<p>&nbsp;quando guardaste li atti e la statura</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;io faccio per dolor molte fiate.</p>
<p>&nbsp;Allor m&#8217;accorsi che voi pensavate</p>
<p>&nbsp;la qualit&agrave; de la mia vita oscura,</p>
<p>&nbsp;s&igrave; che mi giunse ne lo cor paura</p>
<p>&nbsp;di dimostrar con li occhi mia viltate.</p>
<p>&nbsp;E t&ograve;lsimi dinanzi a voi, sentendo</p>
<p>&nbsp;che si movean le lagrime dal core,</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;era sommosso da la vostra vista.</p>
<p>&nbsp;Io dicea poscia ne l&#8217;anima trista:</p>
<p>&nbsp;&quot;Ben &egrave; con quella donna quello Amore</p>
<p>&nbsp;lo qual mi face andar cos&igrave; piangendo&quot;.</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XXXIV</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 22:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In quello giorno nel quale si compiea l&#8217;anno che questa donna era fatta de li cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte ne la quale, ricordandomi di lei, disegnava uno angelo sopra certe tavolette; e mentre io lo disegnava, volsi li occhi, e vidi lungo me uomini a li quali si convenia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quello giorno nel quale si compiea l&#8217;anno che questa donna era fatta de li cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte ne la quale, ricordandomi di lei, disegnava uno angelo sopra certe tavolette; e mentre io lo disegnava, volsi li occhi, e vidi lungo me uomini a li quali si convenia di fare onore. E riguardavano quello che io facea; e secondo che me fu detto poi, elli erano stati gi&agrave; alquanto anzi che io me ne accorgesse. Quando li vidi, mi levai, e salutando loro dissi: &quot;Altri era test&eacute; meco, per&ograve; pensava&quot;. Onde partiti costoro, ritorn&agrave;imi a la mia opera, cio&egrave; del disegnare figure d&#8217;angeli: e facendo ci&ograve;, mi venne uno pensero di dire parole, quasi per annovale, e scrivere a costoro li quali erano venuti a me; e dissi allora questo sonetto, lo quale comincia: &quot;Era venuta&quot;. Lo quale ha due cominciamenti, e per&ograve; lo divider&ograve; secondo l&#8217;uno e secondo l&#8217;altro. Dico che secondo lo primo, questo sonetto ha tre parti: ne la prima, dico che questa donna era gi&agrave; ne la mia memoria; ne la seconda, dico quello che Amore per&ograve; mi facea; ne la terza, dico de gli effetti d&#8217;Amore. La seconda comincia quivi: &quot;Amor che&quot;; la terza quivi: &quot;Piangendo uscivan for&quot;. Questa parte si divide in due: ne l&#8217;una dico che tutti li miei sospiri uscivano parlando; ne la seconda dico che alquanti diceano certe parole diverse da gli altri. La seconda comincia quivi: &quot;Ma quei&quot;. Per questo medesimo modo si divide secondo l&#8217;altro cominciamento, salvo che ne la prima parte dico quando questa donna era cos&igrave; venuta ne la mia memoria, e ci&ograve; non dico ne l&#8217;altro.</p>
<p>&nbsp;&quot;Primo cominciamento&quot;</p>
<p>&nbsp;Era venuta ne la mente mia</p>
<p>&nbsp;la gentil donna che per suo valore</p>
<p>&nbsp;fu posta da l&#8217;altissimo Signore</p>
<p>&nbsp;nel ciel de l&#8217;umiltate, ov&#8217;&egrave; Maria.</p>
<p>&nbsp;&quot;Secondo cominciamento&quot;</p>
<p>&nbsp;Era venuta ne la mente mia</p>
<p>&nbsp;quella donna gentil cui piange Amore.</p>
<p>&nbsp;Entro &#8216;n quel punto che lo suo valore</p>
<p>&nbsp;vi trasse a riguardar quel ch&#8217;eo facia.</p>
<p>&nbsp;Amor che ne la mente la sentia,</p>
<p>&nbsp;s&#8217;era svegliato nel destrutto core,</p>
<p>&nbsp;e diceva a&#8217; sospiri: &quot;Andate fore&quot;;</p>
<p>&nbsp;per che ciascun dolente si partia.</p>
<p>&nbsp;Piangendo uscivan for de lo mio petto</p>
<p>&nbsp;con una voce che sovente mena</p>
<p>&nbsp;le lagrime dogliose a li occhi tristi.</p>
<p>&nbsp;Ma quei che n&#8217;uscian for con maggior pena,</p>
<p>&nbsp;venian dicendo: &quot;Oi nobile intelletto,</p>
<p>&nbsp;oggi fa l&#8217;anno che nel ciel salisti&quot;.</p>
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		<title>La vita nuova &#8211; XXXIII</title>
		<link>http://www.divina-commedia.org/la-vita-nuova/la-vita-nuova-xxxiii/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 22:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poi che detto &#232;i questo sonetto, pensandomi chi questi era a cui lo intendea dare quasi come per lui fatto, vidi che povero mi parea lo servigio e nudo a cos&#236; distretta persona di questa gloriosa. E per&#242; anzi ch&#8217;io li dessi questo soprascritto sonetto, s&#236; dissi due stanzie d&#8217;una canzone, l&#8217;una per costui veracemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi che detto &egrave;i questo sonetto, pensandomi chi questi era a cui lo intendea dare quasi come per lui fatto, vidi che povero mi parea lo servigio e nudo a cos&igrave; distretta persona di questa gloriosa. E per&ograve; anzi ch&#8217;io li dessi questo soprascritto sonetto, s&igrave; dissi due stanzie d&#8217;una canzone, l&#8217;una per costui veracemente, e l&#8217;altra per me, avvegna che paia l&#8217;una e l&#8217;altra per una persona detta, a chi non guarda sottilmente; ma chi sottilmente le mira, vede bene che diverse persone parlano, acci&ograve; che l&#8217;una non chiama sua donna costei, e l&#8217;altra s&igrave;, come appare manifestamente. Questa canzone e questo soprascritto sonetto li diedi, dicendo io lui che per lui solo fatto l&#8217;avea. La canzone comincia: &quot;Quantunque volte,&quot; e ha due parti: ne l&#8217;una, cio&egrave; ne la prima stanzia, si lamenta questo mio caro e distretto a lei; ne la seconda mi lamento io, cio&egrave; ne l&#8217;altra stanzia si comincia: &quot;E&#8217; si raccoglie ne li miei&quot;. E cos&igrave; appare che in questa canzone si lamentano due persone, l&#8217;una de le quali si lamenta come frate, l&#8217;altra come servo.</p>
<p>&nbsp;Quantunque volte, lasso! , mi rimembra</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;io non debbo giammai</p>
<p>&nbsp;veder la donna ond&#8217;io vo s&igrave; dolente,</p>
<p>&nbsp;tanto dolore intorno &#8216;l cor m&#8217;assembra</p>
<p>&nbsp;la dolorosa mente,</p>
<p>&nbsp;ch&#8217;io dico: &#8211; Anima mia, ch&egrave; non ten vai?</p>
<p>&nbsp;ch&egrave; li tormenti che tu porterai</p>
<p>&nbsp;nel secol, che t&#8217;&egrave; gi&agrave; tanto noio,</p>
<p>&nbsp;mi fan pensoso di paura forte -.</p>
<p>&nbsp;Ond&#8217;io chiamo la Morte,</p>
<p>&nbsp;come soave e dolce mio riposo;</p>
<p>&nbsp;e dico: &#8211; Vieni a me &#8211; con tanto amore,</p>
<p>&nbsp;che sono astioso di chiunque more.</p>
<p>&nbsp;E si raccoglie ne li miei sospiri</p>
<p>&nbsp;un s&ograve;no di pietate,</p>
<p>&nbsp;che va chiamando Morte tuttavia:</p>
<p>&nbsp;a lei si volser tutti i miei disiri,</p>
<p>&nbsp;quando la donna mia</p>
<p>&nbsp;fu giunta da la sua crudelitate;</p>
<p>&nbsp;perch&eacute; &#8216;l piacere de la sua bieltate,</p>
<p>&nbsp;partendo s&eacute; da la nostra veduta,</p>
<p>&nbsp;divenne spirital bellezza grande,</p>
<p>&nbsp;che per lo cielo spande</p>
<p>&nbsp;luce d&#8217;amor, che li angeli saluta</p>
<p>&nbsp;e lo intelletto loro alto, sottile</p>
<p>&nbsp;face maravigliar, s&igrave; v&#8217;&egrave; gentile.<br />
&nbsp;</p>
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