CCXXXII (Senza titolo)

Malgrado di Ricchezza la spietata, Ch’unquanche di pietà non seppe usare, Che del camin ch’à nome Troppo-Dare Le piacque di vietarmene l’entrata! Ancor di Gelosia, ch’è·ssì spietata Che dagli amanti vuole il fior guardare! Ma pure ‘l mio non sepp’ella murare, Ched i’ non vi trovasse alcuna entrata; Ond’io le tolsi il fior ch’ella guardava: […]

CCXXXI (Senza titolo)

Quand’i’ mi vidi in così alto grado, Tutti i mie’ benfattori ringraziai, E più gli amo oggi ch’i’ non feci mai, Che molto si penâr di far mi’ grado. Al Die d’Amor ed a la madre i’ bado, E a’ baron’ de l’oste chiamo assai D’esser loro fedele a sempremai E di servirgli e non […]

CCXXX (Senza titolo)

Pe·più volte fallì’ a·llui ficcare, Perciò che ‘n nulla guisa vi capea; E·lla scarsella ch’al bordon pendea, Tuttor di sotto la facea urtare, Credendo il bordon me’ far entrare; Ma già nessuna cosa mi valea. Ma a la fine i’ pur tanto scotea Ched i’ pur lo facea oltre passare: Sì ch’io allora il fior […]

CCXXIX (Senza titolo)

Tant’andai giorno e notte caminando, Col mi’ bordon che non era ferrato, Che ‘ntra’ duo be’ pilastri fu’ arivato: Molto s’andò il mi’ cuor riconfortando. Dritt’a l’erlique venni apressimando, E·mantenente mi fu’ inginocchiato Per adorar quel bel corpo beato; Po’ venni la coverta solevando. E poi provai sed i’ potea il bordone, In quella balestriera […]

CCXXVIII (Senza titolo)

Quand’i’ udì’ quel buon risposto fino Che·lla gentil rispuose, m’inviai Ed a balestriera m’adrizzai, Ché quel sì era il mi’ dritto camino; E sì v’andai come buon pellegrino, Ch’un bordon noderuto v’aportai, E la scarsella non dimenticai, La qual v’apiccò buon mastro divino. Tutto mi’ arnese, tal chent’i’ portava, Se di condurl’al port’ò in mia […]

CCXXVII (Senza titolo)

“Figliuola mia, per Dio e per merzede, Aggie pietà di quel leal amante, Che per te à soferte pene tante Che dir no’l ti poria, in buona fede. In nessun altro idio che·tte non crede, E tuttora a·cciò è stato fermo e stante: Figliuola mia, or gli fa tal sembiante Ch’e’ sia certano di ciò […]

CCXXVI (Senza titolo)

Quando ‘l castello fu così imbrasciato E che·lle guardie fur fuggite via, Alor sì v’entrò entro Cortesia Per la figliuola trar di quello stato; E Franchezz’e Pietà da l’altro lato Sì andaron co·llei in compagnia. Cortesia sì·lle disse: “Figlia mia, Molt’ò avuto di te il cuor crucciato, Ché stata se’ gran tempo impregionata. La Gelosia […]

CCXXV (Senza titolo)

Venùs allora già più non atende, Però ched ella sì vuol ben mostrare A ciaschedun ciò ched ella sa fare: Imantenente l’arco su’ sì tende, E poi prende il brandone e sì l’accende; Sì no·lle parve pena lo scoccare, E per la balestriera il fe’ volare, Sì che ‘l castel ma’ più non si difende. […]

CCXXIV (Senza titolo)

Troppo avea quell’imagine ‘l visaggio Tagliato di tranobile fazzone: Molto pensai d’andarvi a processione E di fornirvi mie pelligrinaggio; E sì no·mi saria paruto oltraggio Di starvi un dì davanti ginocchione, E poi di notte esservi su boccone, E di donarne ancor ben gran logaggio. Ched i’ era certan, sed i’ toccasse L’erlique che di […]

CCXXIII (Senza titolo)

Venusso la sua roba à socorciata, Crucciosa per sembianti molto e fiera; Verso ‘l castel tenne sua caminiera, E ivi sì s’è un poco riposata; E riposando sì ebbe avisata, Come cole’ ch’era sottil archiera, Tra due pilastri una balestriera, La qual Natura v’avea compassata. In su’ pilastri una image avea asisa; D’argento fin sembiava, […]