CVII Falsembiante

“E quand’io veggo ignudi que’ truanti
Su’ monti del litame star tremando,
Che fredo e fame gli va sì acorando
Ch’e’ non posson pregar né Die né ‘ santi,
E ‘l più ch’i’ posso lor fuggo davanti,
Sanza girne nessun riconfortando,
Anzi lor dico: “Al diavol v’acomando
Con tutti que’ che non àn de’ bisanti”.
Ché·lla lor compressione è freda e secca,
Sì ch’i’ non so ch’i’ di lor trar potesse:
Or che darà colui che ‘l coltel lecca?
Di gran follia credo m’intramettesse
Voler insegnar vender frutta a trecca,
O ch’i’ a·letto del cane unto chiedesse.

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