Le rime LXXVII

De' tuoi begli occhi un molto acuto strale

M'è nel cor fitto, e oltre più d'un'oncia,

Sì che mi fora meglio ogni altro male,

Secondo ch'Amor dentro mi rinoncia.

Oimè, perché venisti così acconcia

Lo dì ch'i' ebbi quel colpo mortale,

Che vita e ogni stato mi disconcia,

E per campar nulla cosa mi vale?

I' ti scontrai per quel che nel cor porto,

E perché mai de la tua dolce vista

Non fosse allegra l'anima mia trista.

Che se quella pietà ch'amor racquista

Per lei senza veder non s'ha conforto,

E i' ho perduto questo, ond'io son morto.

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